Assolto con formula piena “per non aver commesso il fatto” il fasanese N.S. di anni 51, imputato nella vicenda degli illegittimi rinnovi delle patenti professionali

Il Tribunale di Brindisi, con sentenza del 9 maggio 2018, ha assolto con formula piena “per non aver commesso il fatto” il fasanese N.S. di anni 51, imputato per concorso in reati di falso in certificazione amministrativa in relazione ad illegittimi rinnovi della carta di qualificazione del conducente (CQC).

L’uomo, difeso dall’Avv. Giuseppe Dipasquale di Fasano, ha visto riconosciuta dal Giudice monocratico di Brindisi la propria estraneità rispetto ai fatti-reato lui contestati dalla Procura della Repubblica di Brindisi.

Il processo penale in questione vedeva imputati, insieme al fasanese, altre 10 persone, tra cui anche iltitolare di una scuola guida di Fasano.

L’indagine era scattata nel maggio 2014, a seguito della segnalazione della motorizzazione civile di Brindisi di anomalie nella istruzione delle pratiche di rinnovo dei cosiddetti CQC provenienti tutte dalla stessa autoscuola nel nord brindisino.

Secondo l’ipotesi accusatoria e la copiosa attività di indagine, l’istruttore della scuola guida di Fasanoavrebbe ricevuto un corrispettivo per il rinnovo del CQC da parte dei richiedenti, producendo falsamente le attestazioni di frequenza dei corsi ed il visto del funzionario con i relativi timbri, procedura che permetteva il rinnovo delle patenti di guida professionali senza che venisse frequentato, da parte degli interessati, alcun corso obbligatorio abilitante all’esercizio di autista professionale per trasporto di merci e persone.

Fonte articolo: Fasanolive

FASANO – Si è concluso il 5 ottobre scorso il processo penale che vedeva imputato il fasanese M.M. di anni 45, il quale dinanzi al tribunale monocratico di Brindisi era chiamato a rispondere dei reati di detenzione illegittima di 2841 munizioni da caccia, trasferimento illegittimo di armi e di omessa custodia di armi anche con riferimento a soggetti inesperti. Ebbene, M.M., difeso dall’avv. Giuseppe Dipasquale di Fasano, è stato assolto con formula piena dal Giudice del tribunale di Brindisi, il quale ha accolto tutte le doglianze difensive avanzate al termine della articolata istruttoria dibattimentale che vedeva tra i testimoni indicati dal pubblico ministero nella propria lista anche cinque carabinieri.

I fatti risalgono al marzo del 2015, quando ai carabinieri di Pezze di Greco veniva segnalata, all’interno di un locale adibito ad autocarrozzeria sito nella medesima località, un’autovettura rubata a Bitritto e rintracciata tramite dispositivo satellitare di cui era dotata. Dal sopralluogo dei militari all’interno dell’officina veniva rinvenuta l’autovettura oggetto di furto ed altri oggetti riconducibili ad alcune auto rubate nelle province di Bari, nonché tre fucili da caccia (di cui due semiautomatici ed una doppietta) e 2.841 munizioni. All’interno dell’officina i militari al momento del sopralluogo trovarono il fasanese M.A. di anni 75, il quale era imputato anch’egli nel medesimo processo penale per i fatti in questione ed è stato assolto con formula piena con riferimento ai reati di ricettazione ed omessa custodia di armi, sempre difeso dall’Avv. Giuseppe Dipasquale.

Assoluzione di un mio assistito dai reati di diffamazione e violenza privata.
Di particolare rilievo l’ottenuta applicazione della causa di esclusione della punibilità ex art. 131-bis c.p. per il reato ex art. 610 c.p., nonostante la contestata continuazione tra reati ex art. 81 cpv. c.p. e plurimi episodi di violenza e minaccia.

Il giudice ha accolto la tesi difensiva avanzata al termine della articolata istruttoria dibattimentale che vedeva tra i testimoni anche cinque carabinieri

Si è concluso mercoledì scorso il processo penale che vedeva imputato il fasanese M.M. di 45 anni, il quale – dinanzi al Tribunale monocratico di Brindisi – era chiamato a rispondere dei reati di detenzione illegittima di 2841 munizioni da caccia, trasferimento illegittimo di armi e di omessa custodia di armi anche con riferimento a soggetti inesperti.

L’uomo, difeso dall’avvocato Giuseppe Dipasquale di Fasano, è stato assolto con formula piena: il giudice ha accolto la tesi difensiva avanzata al termine della articolata istruttoria dibattimentale che vedeva tra i testimoni indicati dal pubblico ministero nella propria lista anche cinque carabinieri.

I fatti risalgono al marzo del 2015 quando ai carabinieri di Pezze di Greco veniva segnalata, all’interno di un locale adibito ad autocarrozzeria della popolosa frazione fasanese, un’autovettura rubata a Bitritto e rintracciata tramite dispositivo satellitare di cui era dotata.

Dal sopralluogo dei militari all’interno dell’officina veniva ritrovata l’autovettura oggetto di furto ed altri oggetti riconducibili ad alcune auto rubate nelle province di Bari, nonché tre fucili da caccia (di cui due semiautomatici ed una doppietta) e 2.841 munizioni.

All’interno dell’officina i militari al momento del sopralluogo trovarono il fasanese M.A. di 75 anni, il quale era imputato anch’egli nel medesimo processo penale per i fatti in questione ed è stato assolto con formula piena con riferimento ai reati di ricettazione ed omessa custodia di armi, sempre difeso dall’avvocato Dipasquale.

 

Fonte: Fasanolive.com

Assoluzione del mio assistito da parte del GUP di Bari dal reato ex art. 615-ter, commi 2 e 3, c.p., grazie ad investigazioni difensive ed accoglimento della tesi difensiva di mancanza di prova da parte dell’Accusa, oltre ogni ragionevole dubbio ex art. 533 c.p.p., di un fine personale tra le ricerche effettuate ed il soggetto agente, nonchè dell’assenza di norme che impongono al Pubblico ufficiale di redigere una annotazione di servizio in caso di accessi SDI.

L’avvocato Giuseppe Dipasquale ha presentato un eccezione preliminare: il suo cliente, un imprenditore fasanese, verso la prescrizione

Si è svolta, nei giorni scorsi, la prima udienza dibattimentale dinanzi al Tribunale penale di Brindisi del processo per presunti reati in materia di appalti pubblici, dibattimento nel quale, tra i tre imputati, figurano due fasanesi quali legali rappresentanti di importanti aziende di costruzione site nel nostro Comune.

All’udienza, grazie ad una eccezione preliminare inerente un vizio del decreto di citazione a giudizio sollevata dall’avvocato fasanese Giuseppe Dipasquale, difensore di uno dei due imputati fasanesi, il Giudice del Tribunale di Brindisi ha dovuto rinviare di diversi mesi il processo in questione, al fine di sanare il vizio rilevato dal giovane legale.

Ed a causa di tale importante rinvio, per i reati in questione aleggia l’ombra della prescrizione, posto che trattasi di fatti-reato non particolarmente recenti.

Fonte articolo: Osservatoriooggi.it

Si è svolta ieri la prima udienza dibattimentale, dinanzi al tribunale penale di Brindisi, del processo per presunti reati in materia di appalti pubblici per fatti del 2012: si intravede la prescrizione

Si è svolta ieri la prima udienza dibattimentale, dinanzi al tribunale penale di Brindisi, del processo per presunti reati in materia di appalti pubblici, processo nel quale, tra i tre imputati, figurano due fasanesi quali legali rappresentanti di importanti aziende di costruzione site nel nostro comune.

All’udienza di ieri, grazie ad una eccezione preliminare inerente un vizio del decreto di citazione a giudizio sollevata dall’avvocato Giuseppe Dipasquale, difensore di uno dei due imputati fasanesi, il giudice del Tribunale di Brindisi ha dovuto rinviare di diversi mesi il processo in questione, al fine di sanare il vizio rilevato dal legale fasanese.

Ed a causa di tale importante rinvio, per i reati in questione aleggia l’ombra della prescrizione, posto che trattasi di fatti-reato non particolarmente recenti.

I reati sono relativi ad appalti e subappalti pubblici. La vicenda risale al 2012, allorquando dei funzionari ispettivi della Direzione del lavoro di San Vito dei Normanni – in seguito ad un sopralluogo in un cantiere di appalto a San Vito dei Normanni – riscontravano delle irregolarità e violazioni.

Fonte articolo: Fasanolive.com

Il giovane Giuseppe Dipasquale, insieme alla sua collega Francesca Summaria, sta tutelando alcuni possessori di auto della casa tedesca

FASANO – Si sta cimentando in una battaglia contro un colosso dell’automobilismo. Parliamo del giovane avvocato fasanese Giuseppe Dipasquale che, insieme alla sua collega Francesca Summaria, ha depositato, per conto della Confconsumatori Puglia, denunce-querele, a tutela di alcuni possessori di auto Volkswagen, dove chiede di verificare la sussistenza dei reati di truffa e frode in commercio, nei confronti dei vertici della citata casa automobilistica. L’azione penale è finalizzata anche alla richiesta di risarcimento del danno derivante dalle condotte illecite subite dall’acquirente dell’auto.

Come è noto, “Dieselgate” è il termine utilizzato per descrivere la vicenda della quale si è reso colpevole il gruppo Volkswagen, per aver inserito (così come ammesso dalla stessa casa tedesca), fra le proprie vetture con motore a gasolio, un software (chiamato defeat device) che altera in maniera fraudolenta i risultati delle emissioni di inquinamento, in fase di controllo antismog. Tale condotta, secondo i legali di Confconsumatori, ha indotto in errore il consumatore, nell’acquisto, per un verso, di un’auto sulla quale è installata a propria insaputa una centralina truffaldina e, per altro verso, un’autovettura con caratteristiche e qualità ben differenti rispetto a quelle pattuite in sede di acquisto ed ufficialmente dichiarate dalla casa automobilistica.

L’avvocato Summaria ricorda che l’obiettivo della denuncia querela è quello di richiedere il risarcimento del danno patito dal consumatore attraverso la successiva costituzione di parte civile nel giudizio che si andrà ad instaurare nei confronti dei vertici della casa automobilistica tedesca. L’avvocato Dipasquale specifica che per il deposito della denuncia-querela è necessario per il consumatore aver ricevuto da Volkswagen la formale e prescritta lettera di richiamo, per l’aggiornamento del software truffaldino della propria auto, poiché questa convocazione comprova documentalmente, che la propria autovettura è coinvolta nello scandalo diesegate e che, pertanto, si è stati vittima di ipotesi di reato, come innanzi esposto.

La Confconsumatori Puglia, con gli avv.ti Giuseppe Dipasquale e Francesca Summaria, ha depositato denunce-querele, a tutela di alcuni possessori di auto Volkswagen, dove chiede di verificare la sussistenza dei reati di truffa e frode in commercio, nei confronti dei vertici della citata casa automobilistica. L’azione penale è finalizzata anche alla richiesta di risarcimento del danno derivante dalle condotte illecite subite dall’acquirente dell’auto.
Come noto, “Dieselgate” è il termine utilizzato per descrivere la vicenda della quale si è reso colpevole il gruppo Volkswagen, per aver inserito (così come ammesso dalla stessa casa tedesca), fra le proprie vetture con motore a gasolio, un software (chiamato defeat device) che altera in maniera fraudolenta i risultati delle emissioni di inquinamento, in fase di controllo antismog. Tale condotta, secondo i legali di Confconsumatori, ha indotto in errore il consumatore, nell’acquisto, per un verso, di un’auto sulla quale è installata a propria insaputa una centralina truffaldina e, per altro verso, un’autovettura con caratteristiche e qualità ben differenti rispetto a quelle pattuite in sede di acquisto ed ufficialmente dichiarate dalla casa automobilistica.
L’avv. Summaria ricorda che l’obiettivo della denuncia querela è quello di richiedere il risarcimento del danno patito dal consumatore attraverso la successiva costituzione di parte civile nel giudizio che si andrà ad instaurare nei confronti dei vertici della casa automobilistica tedesca.
L’avv. Dipasquale specifica che per il deposito della denuncia-querela è necessario per il consumatore aver ricevuto da VW la formale e prescritta lettera di richiamo, per l’aggiornamento del software truffaldino della propria auto, poiché questa convocazione comprova documentalmente, che la propria autovettura è coinvolta nello scandalo diesegate e che, pertanto, si è stati vittima di ipotesi di reato, come innanzi esposto.
francesca.summaria@gmail.com

Fonte articolo: Confconsumatori

A depositarla è stato l’avvocato fasanese Giuseppe Dipasquale, per conto di un suo assistito: obiettivo è quello di ottenere un risarcimento danni per il polverone “dieselgate”

Parte da Fasano una delle prime querele del centrosud Italia ai danni del Gruppo Volkswagen. A depositarla è stato l’avvocato fasanese Giuseppe Dipasquale, per conto di un suo assistito: questa iniziativa consentirà al querelante, proprietario di un veicolo del gruppo automobilistico tedesco, di ottenere un risarcimento danni per il polverone “dieselgate” che ha investito il noto marchio tedesco.

Truffa aggravata e frode in commercio è l’accusa messa nero su bianco nella querela in questione per il «dieselgate», che nel mondo coinvolge 11 milioni di auto del marchio tedesco con il motore «taroccato» per rientrare nel livello di emissioni «Euro 5» dei gas di scarico. Secondo il legale fasanese, “i valori di emissioni e consumi sono stati falsati, con «artifici e raggiri» e gli acquirenti sono stati, quindi, tratti in inganno in quanto hanno acquistato auto con caratteristiche ben differenti rispetto a quelle dichiarate ufficialmente dal Gruppo Volkswagen”.

L’avvocato Giuseppe Dipasquale, dunque, ha scelto di agire per la tutela degli interessi del proprio assistito mediante lo strumento giuridico della querela – una delle prime in Italia per tale caso -, poiché, a differenza di un’azione civile, non c’è l’obbligo di quantificare subito il danno e la querela può essere ritirata in qualsiasi momento, nell’eventualità di un risarcimento.

Pertanto, i possessori di automobili Volkswagen coinvolte nello scandalo di dimensioni mondiali “dieselgate” vedono aprirsi delle possibilità di ottenere un risarcimento danni dalla casa automobilistica tedesca per quanto subito, mediante l’esercizio di azioni legali, tra le prime in Italia, intentate proprio da un avvocato fasanese.

Per quanto riguarda le cause civili, dal Piemonte arriva la notizia del fallimento del tentativo di mediazione tra Volkswagen e due automobilisti cuneesi, proprietari di un’Audi, che chiedevano di essere risarciti per il dieselgate. L’incontro, richiesto dai legali per cercare di raggiungere un accordo, non è andato a buon fine perché la multinazionale ha dichiarato di voler attendere gli accertamenti delle autorità tedesche. «A questo punto – hanno spiegato gli avvocati – non ci resta che intraprendere la strada della causa».